Saltara è stata sede di mercati e fiere fino al 1955-60, cioè sino a quando l'attività principale, in tutta la vallata del Metauro, è stata l'agricoltura. Di questo periodo sono da ricordare alcuni momenti di "gloria" saltarese legati al gioco del bracciale e ad alcune manifestazioni come quella della berlingozzara.
La manifestazione del Berlingozzo
Il berlingozzo è un grosso biscotto dagli ingredienti semplici (farina, uova, ammoniaca, limone grattugiato) che richiede però una certa abilità culinaria, per l'impasto, la lessatura e la cottura nel forno. La berlingozzara era per i Saltaresi, inizialmente un appuntamento di mezza quaresima, successivamente estivo. L'appuntamento era in piazza e, per l'occasione pullulava di curiosi, giunti dai paesi vicini per ammirare la piazza stessa, ornata da tanti cestini di vimini, ricolmi di berlingozzi. I cestini pendevano da numerosi fili che attraversavano la piazza in ampiezza. Grande curiosità suscitava la sfilata dei "carri", tre in particolare: il carro che rappresentava l'Italia, il carro della berlingozzara e infine il carro del vino. Sui carri, le ragazze indossavano sottane a fiori, arricciate in vita e una camicetta bianca con maniche corte, a sbuffo, stretta in vita da un busto. Il giorno della manifestazione, durante il pomeriggio, i carri sfilavano in piazza e le ragazze, sui carri, intonavano "O Berlingozzara bella..." e lanciavano in mezzo alla folla festante, i berlingozzi. I berlingozzi piovevano anche dall'alto perché venivano fatto scivolare dai cestini che pendevano sopra la piazza. Erano momenti di grande euforia, così come lo erano quelli che precedevano e seguivano l'elezione di una reginetta fra le ragazze che sfilavano sui carri.
Il gioco del Bracciale
Il gioco del bracciale ha appassionato i saltaresi fin dagli anni trenta. Si disputava fra due squadre che si lanciavano reciprocamente la palla. Il bracciale era costituito da un unico pezzo di legno a forma cilindrinca, ricoperto da punte di legno dette bigoli o becchi. La palla era formata da due parti: una esterna, la corazza, formata da otto spicchi di pelle di vacca cuciti insieme, ed una interna, che non era altro che una camera d'aria. Saltara aveva la sua squadra, la quale si confrontava con quelle di paesi vicini, ma anche con quelle di paesi più lontani come Faenza (Romagna). Quando si giocava "in casa" le partite si disputavano in uno spazio vicino alle mura chiamato "sferistero". La squadra era formata da tre giocatori: il battitore, la spalla, il terzino, più il mandarino. Il battitore partiva dal trampolino (un piccolo piano inclinato) con lo scopo di agevolare la rincorsa, e il mandarino, che gli stava più avanti, gli alzava la palla in modo che potesse colpirla al volo. Aveva così inizio la partita. I giocatori indossavano pantaloncini bianchi alla zuava ed una camicia anch'essa bianca; in vita portavano una fascia colorata; ai piedi calze bianche e scarpe da tennis. Dall'alto delle mura che delimitavano un lato del campo di gioco, i saltaresi seguivano i vari momenti della partita. Il loro entusiasmo raggiungeva il massimo se le sorti volgevano a loro favore.