Il Venerdì Santo
La processione del Cristo Morto è un'antichissima tradizione ripresa nell'800 dalla confraternita dell'Addolorata. Nel suggestivo scenario del centro storico vengono allestite le scene raffiguranti "La Via Dolorosa": la Porta di Gerusalemme, l'Ultima Cena, il Patto del Tradimento, Barabba, l'Orto degli Ulivi, l'Impiccato, il Pretorio, il Rinnegamento di Pietro, la Flagellazione, l'Incontro delle Pie Donne, la Crocifissione, la Richiesta del Corpo, il Sepolcro. Dal Santuario della Villa poi, parte la processione che si snoda lungo le vie del paese, illuminate dalla calda luce di mille fiaccole accese. Il suono cadenzato di un tamburello segnala l'incedere del corteo con i suoi personaggi in costume. Personaggi che impersonano gli appartenenti alle antiche Confraternite di arti e mestieri che dettero origine a tale manifestazione, i personaggi dell'epoca della morte di Cristo, quali gli Apostoli, i soldati e i centurioni romani a cavallo, le pie donne e gli uomini del popolo, i fanciulli vestiti di rosso che portano i simboli della Passione del Cristo e la sindone, le donne che portano gli stendardi raffiguranti i misteri del Rosario. E come vuole la tradizione, un uomo scalzo e incappucciato, la cui identità è a tutti sconosciuta, trascina la croce davanti al cataletto. (Un atto penitenziale di intensa commozione che conferisce alla manifestazione un aspetto ancora più drammatico e sacrale).
Il Ciclismo a Saltara
Girardengo in gara a Saltara - 1949
Nel lontano 1926 la Coppa Valle del Metauro portò al consolidamento di una manifestazione di grande richiamo, la quale acquisì in breve una solida fama anche al di là dei confini provinciali e regionali. Seguirono così altre bellissime edizioni, con vittorie di grandi campioni come Attilio Serra nel 1927 e Enrico Eboli nel 1928. La fama della corsa di Saltara accrebbe notevolmente con la preolimpica del 1933 che fece definitivamente entrare Saltara nell'aristocrazia delle corse nazionali.
Il circuito di Saltara, secondo quanto riferisce anche un giornale dell'epoca, era bellissimo ed era valutato da tutti come uno dei migliori e le corse vi risultavano sempre molto aspre e dure. Soprattutto si rivelava arduo e impegnativo il tratto di salita, per tanti anni strada bianca, da Saltara alla Pieve dei Cartoceto, dove i corridori scollinavano per lanciarsi poi in picchiata nella ripidissima discesa verso Lucrezia. Le gare ciclistiche ripresero nel secondo dopoguerra precisamente nel 1947, 1948, 1949, 1950. Quest'ultima gara fu indetta dalla Gazzetta dello Sport e per quella occasione venne a Saltara un campionissimo dell'anteguerra Costante Girardengo.
Nel 1952 la Coppa Valle del Metauro fu valevole per il Campionato regionale Dilettanti. Dopo queste prime gare del dopoguerra, il circuito di Saltara ebbe un periodo di vero splendore con le edizioni del 1953 e 1955 che furono di chiara rilevanza nazionale.
In queste gare emerse Bruno Monti il forte corridore laziale che ai quei tempi era l'idolo dei tifosi romani. Quando in quegli anni c'era la corsa, a Saltara, era una gran festa per tutto il paese, che si animava fin dalla sera prima, quando arrivavano i corridori più lontani, di solito i più bravi e i principali protagonisti della corsa. Per passare la notte i corridori venivano ospitati dalle varie famiglie saltaresi.
La consacrazione definitiva arriva negli ultimi decenni nel corso dei quali Saltara ha ospitato una serie incredibile di prove valide per l'assegnazione della maglia tricolore di campione d'Italia. Tra queste spiccano gli assoluti del 2003 che hanno visto il trionfo di Paolo Bettini, seguito a ruota da Pippo Pozzato.
Probabilmente ad oggi non esiste al mondo una realtà che possa vantare titoli migliori nel campo delle gare ciclistiche. Così come non esiste nel panorama agonistico attuale o del recente passato un corridore italiano che, da professionista o da dilettante, non abbia fatto mulinare le sue due ruote sul celebre circuito lungo 14 km e 200 metri; un circuito che sembra uno spot al paesaggio, selettivo quanto basta per permettere ai migliori di emergere ma che riserva chances anche ad eventuali outsiders di rango. Senza salite proibitive ma con un'altimetria che, proiettata su una gara di oltre 200 km, diventa quella di una corsa di montagna.
Ultima tentazione: le corse a tappe. Si inizia con la quinta frazione in linea della Tirreno-Adriatico del 2005 per arrivare alla corsa rosa nel 2006: settima tappa Cesena-Saltara nel Giro d'Italia n° 89. Di questo passo non c'è dubbio: si va dritti verso il mondiale. E gli ammiccamenti sono in atto già da tempo.
Da "Saltara, il ciclismo e la sua leggenda" di Paolo Piazzini.